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EPILOGO

04:37 AM, Nov. 14, 2006 .. Posted in Una piccola storia ignobile .. 4 commenti .. Link

Attenzione: può essere scontato per chi mastica blog ma la storia che state leggendo acquista un senso solo se viene letta a partire dal post meno recente...con il seguente ordine:
- introduzione al codice 1234 (link)
- alcatraz (link)
- prefazione al codice: rimembro ancora (link)
- 1// codice 1234: digita e accedi (link)
- 2// codice 1234: il corridoio (link)
- 3// I°PIANO.Seconda porta a sinistra (link)
- 4// 1_2_3_4 SCATTI...buuumbeteee (link)
- 5// Avrei voluto uscire... (link)
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Chiesi aiuto alla sinistra e alla destra… chiesi aiuto al quotidiano locale (mostrando le foto). Al momento della partecipazione nella sezione dedicata ai “passati a miglior vita” - e qui è il caso di dirlo – si rifiutarono persino di pubblicare il mio ultimo saluto che consisteva nella frase

codice 1234: finalmente fuori…ciao nonna

perché non riuscivano a comprenderne il significato e questo li spaventava.

 

La sinistra mostrò le mie foto consegnate su cd con alcuni appunti sui momenti salienti e fece presente le mie dichiarazioni in via informale agli amministratori dell’istituto quale sollecito e avvertimento per il futuro. Tentarono di descrivermi come una pazza isterica ma vennero immediatamente smentiti e ripresi dal loro interlocutore (con il quale intrattenevo da anni rapporti professionali).

 

La destra interrogò il Presidente della Provincia sui presunti malfunzionamenti e comportamenti anomali all’interno dell’Istituto...

 

Fu così che l’istituto iniziò a “muoversi” …per paura e non per umanità.

 

Vidi arrivare anche un televisore che era stata una delle mie prime richieste (…”il budget non lo consente..”) e tinteggiarono le pareti.

 

Ma la prima, vera, ignobile mossa fu un articolo “marketta” (con la K) sul quotidiano locale (copia d’archivio di domenica 13 luglio 2003) in cui decantavano attività di

F i s i o k i n e s i t e r a p i a,

m u s i c o t e r a p i a,

a r t e t e r a p i a,

f i s i o m u s i c o t e r a p i a,

r i s t o r a z i o n e,

l a v a n d e r i a

e

g u a r d a r o b a

all’interno dell’istituto (…!!!????) che – allora, non so adesso – era semplicemente un miraggio.

Seguì la mia risposta nella sezione delle lettere, pubblicata ma tagliuzzata malamente…

Parlai con alcuni familiari che mi raccontarono storie allucinanti ma non avrebbero mai accettato di testimoniare se avessi fatto causa.

 

Il solito ritornello: qui lo dico e qui lo nego.

 

Mi  raccontarono di G., rinchiuso in bagno perché “disturbava” (ricordo ancora l’urlatore dell’ospizio…era estenuante. Ma la soluzione talvolta adottata dai geniali personaggi in questione non vale neppure il disturbo di un commento).

Chi mi descrisse l’episodio dicendo di averli colti sul fatto non mi permise tuttavia di utilizzare le sue dichiarazioni.

 

Stesso limite imposto dalla nipote di M. che mi confidò di essersi accorta di abuso di narcolettici nei confronti della zia la quale, depositata in ospizio senza problemi di alcun tipo se non quello di non poter essere separata dal marito (non più autosufficiente e quindi “da ricovero”),  cominciò a manifestare bava alla bocca, occhi sgranati, tic e tremolii con mancanza di controllo sfinterico dopo 15 gg. dall’ingresso in Istituto. Li diffidò dal continuare con la “terapia” e M. non accusò più i disturbi sopra elencati.

La stessa persona mi disse di essere sopraggiunta un giorno a sorpresa ed aver bloccato un’operatrice nell’atto di percuotere M. che si rifiutava di assumere medicinali.

 

Anche la presunta Arteropatia di mia nonna è una storia a parte che si presenta nel febbraio 2003 e sulla quale non c’è mai stata totale chiarezza e trasparenza.

Quando ormai mia nonna era nella fase finale della sua vita, ma ancora VIVA fu spostata in una stanza al piano inferiore, accanto all’obitorio…

Il momento per me più allucinante e inverosimile fu vedere che in quella stanza, nel letto accanto a lei non c’era un’anziana signora che continuava a dormire… era proprio morta! D’altronde, anche mia nonna era ormai alla fine… Avranno pensato di aiutarla ad ambientarsi e di aiutare noi  a metterci già nell’ordine di idee.

 

Questa la definirei fine psicologia.

 

Alta scuola.

 

Hey, ragazzi: la classe non è acqua.

 

“Cannavano” un po’ con le previsioni perché mia nonna ci mise circa 15 gg. prima di andarsene e i falsi allarme erano quotidiani però per sicurezza tutto era ormai predisposto per la morte e la compagna di stanza è stato un colpo da maestro.

 

Anche qui, i commenti  si sprecano.

 

Un dipendente mi raccontò e confermò altre storie compreso l’abuso dei medicinali e la mancanza di fisioterapia per il reparto dei dannati i quali non erano neppure degni di un programma di cura.

Mi disse che teneva un diario degli orrori ma si muoveva comprensibilmente a piccoli passi… sperava che io riuscissi nell’intento di smantellare il muro di omertà dei parenti! Non riuscivo nemmeno ad abbattere il muro dei MIEI parenti!

L’istituto richiamava e imboniva i miei famigliari, i miei famigliari richiamavano me e pur senza imbonirmi mi costringevano a non andare oltre.

 

La paura di tutti era doversi accollare il peso di un’anziana ormai malata e non autosufficiente accettando il compromesso con le condizioni in cui si trovava.

 

La paura di tutti era dover affrontare una causa e nel frattempo non sapere dove posteggiare l’anziana.

 

La paura di tutti erano le ripercussioni sull’anziana.

 

La paura di tutti obnubilava la vista, la ragione e la coscienza.

 

Lasciandomi sola con le mie paure sulle conseguenze di un’azione che si sarebbe ripercossa forzatamente anche su mia madre, con il peso di una responsabilità per me troppo grande e dispendiosa.

 

Le minacce arrivavano per via trasversale utilizzando il mezzo migliore.

 

Io ero una delle nipoti e non avevo potere decisionale che spettava solo ai figli e in particolare al soggetto firmatario.

 

Quale zzzzzzzzanzara avevo infastidito parecchio e volevo tentare la strada del leone a costo di rimetterci ancora tempo, energia e denaro.

Ma l’unico, vero, insopportabile rischio sarebbe stato ferire mia madre attraverso l’attacco “bomba” all’Istituto.

Perché ogni volta ho preso in mano il cellulare per chiamare il 113 e il 118 di fronte a casi che avrebbero fatto chiudere la struttura seduta stante.

Poi indugiavo troppo pensando alle lacrime di mia madre sulla quale i miei zii avrebbero vomitato la loro ignoranza attraverso commenti poco piacevoli sulle azioni “avventate”, “inutili”, “pericolose” della figlia…con le accuse sottili, pungenti e implicite sul fatto di non essere una buona madre.

 

Poi era il  mio turno e quando potevo negavo il mio intervento.

-  Io che arrivo al Presidente della Provincia muovendo un’interrogazione?.

  Ma secondo voi!... –

 

 

La mia parola contro la loro.

Sapevano.

Ma non potevano dimostrarlo.

Usavo i loro stessi metodi mafiosi.

L’allievo superava i maestri.

E li spiazzava.

 

Mia madre non mi ha mai ostacolato.

Ma non mi ha mai apertamente sostenuta.

Stava in silenzio.

Piangeva.

Poi entrava in depressione.

E io mi sentivo in colpa.

Volevo aiutare la nonna.

Facevo del male alla mamma.

 

I miei zii tentavano con me diverse strade ora fingendo di assecondarmi, ora lanciandomi messaggi intimidatori sulle conseguenze di una battaglia inutile che si risolveva nelle frasi a loro tanto care e sofferte del tipo

 

 - adesso la tratteranno male o peggio di prima per dispetto!

 

(e solo su queste parole potrei scrivere un libro)

 

- …Lì è e lì deve restare! Ricordalo!

 

(e io avrei dovuto comprenderli, partecipare al loro dolore e nello stesso tempo temerli)

 

L’ignoranza continuava a regnare sovrana agevolando i vertici della struttura che continuava così a guadagnare con il minimo impegno e la massima negligenza.

 

Ho odiato e forse odio ancora i miei zii.

Ho odiato e forse odio ancora chi mi ha detto “qui lo dico e qui lo nego”.

 

Ho odiato e sicuramente odio ancora i personaggi “cattivi” trattati in questa storia.

 

A volte, forse, odio anche me stessa per non aver saputo fare di più.

 

Ma se devo “catalogarmi” mi inserisco tra…

 

-------------- le zanzare ------------------

 

Odiose.

Rompicoglioni.

Ostinate.

Piccole.

 

Pungono per loro  natura.

 

E gli esseri umani,

per loro natura,

non dovrebbero usare la ragione

che li distingue dagli animali…

 

?

 

 

…forse…

 

?

 

 

…a volte…

 

?

 

 

…dipende…

 

?

 

 

La ragione è sufficiente?

 

 

Il mio cane mi sta accanto giorno e notte e difende persino il computer.

Neanche il tecnico ci si può avvicinare se prima non tranquillizzo l’”animale” sulle buone intenzioni di costui.

 

E si prende cura di me, a suo modo.

Come io mi prendo cura di lui. A mio modo.

 

E cerchiamo di comprenderci trovando un canale di comunicazione che supera l’incognita della diversità.

 

Man mano che ci frequentiamo questo canale si riempie di nuovi elementi.

 

Grazie alla volontà di entrambi.

 

Impariamo ogni giorno dall’altro semplicemente andandogli incontro.

 

 

 

Eppure

 

?

 

 

l’essere umano

 

?

 

 

di fronte

 

?

 

 

all’essere umano…

 

?

 

 

 

Eppure…

 

!

 

“homo sum. Nihil humani a me alienum puto”

 

sentenziava già tempo addietro Terenzio.

 

 

 

 

ma che vuol dire?  ---------------------------

 

 

 

 

 

 

Codice 1 2 3 4.

 

Siamo noi la domanda e siamo noi la risposta.

 

 



5// Avrei voluto uscire...

07:36 AM, Oct. 20, 2006 .. Posted in Una piccola storia ignobile .. 4 commenti .. Link

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- 6// EPILOGO (link)
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Vengo bloccata da una Signora in camice verde (infermiere o medico)

Si qualifica come dottoressa C--.

Mi chiede di seguirla nel suo ufficio.

Mi sembra più una spia del KGB che un medico ma acconsento ugualmente:

forse vuole illuminarmi sulle condizioni di mia nonna e tranquillizzarmi del suo stato. Forse vuole aggiungere un minimo di spiegazione a “…I suoi problemi vascolari”,

e parlarmi della sua malattia.

 

Per un attimo immagino che mi dica:

- Mi dispiace che si sia preoccupata.

In effetti sua nonna non sta bene.

Noi stiamo cercando di fare il nostro meglio.

In termini medici la malattia di sua nonna di definisce…ecc.…ecc.

In parole semplici intendo dire che…ecc.…ecc.

Ultimamente abbiamo visto che…ecc…ecc…

Avevamo iniziato con…….ecc.

La cura consiste in…….ecc.

 

Eccetera, eccetera, eccetera…

 

Oltrepassiamo il primo girone.

Oltrepassiamo il secondo fino in fondo.

Interminabile il percorso, con una specie di maresciallo che mi fa strada con lo sguardo fisso in avanti.

Non chiedo cosa vuole anche se ora immagino non sia quello che dovrebbe dirmi il medico ossia informarmi sulle condizioni del paziente.

D'altro canto lei non premette nulla.

 

Giriamo a sinistra.

Apre una porta con la scritta "ufficio".

Entriamo e richiude.

Qualcun altro è già seduto accanto ad una scrivania.

Non chiedo nulla.

La dott.ssa C-- prende posizione al di là della scrivania.

Resto in piedi in attesa.

Mi invita a sedermi.

La invito ad "illuminarmi".

A sua volta mi invita di nuovo a sedermi.

Acconsento.

Taccio.

La dottoressa C---, con aria di chi ha colto il malvivente sul fatto (mi sono per caso nascosta?) dice con tono d’accusa:

 

- Mi hanno riferito che lei ha scattato delle fotografie… -

 

Da questo momento in poi so di essere in una specie di tribunale.

Chissà perché a questo punto ripenso a tutto

e mi viene in mente “1984” di G. Orwell, poi “Matrix”

ma anche “Qualcuno volò sul nido del cuculo”…

So anche che non sono tenuta a rispondere e posso andarmene quando voglio.

 

Chissenefrega.

Vuoi delle risposte?

E io rispondo.

- Si. E' vero. Ho scattato delle foto.

 

(pausa)

 

- A mia nonna. E' reato?

 

dott. C---:

- Che uso deve fare di quelle foto?

 

S----:

- Quando mai si chiede ad una persona perchè scatta foto ad un parente?

Quando mai scattare foto diventa un comportamento sospetto? -

 

Rifletto: forse è solo preoccupata del fatto che io abbia immortalato questo bell'istituto senza chiedere regolare permesso.

(a proposito: ma dove sono le stanze che vediamo nella presentazione su internet*? E se esistono ci possono alloggiare tutti in quelle stanze "del dì di festa?”)

 

Pensando di rassicurarla ribadisco:

- Non ho fatto alcuna foto nè a lei, nè ai dipendenti, nè all'istituto.

Ho fotografato mia nonna.

Ho il diritto di farlo.

Non avreste invece il diritto di chiedermi alcuna spiegazione.

Se vi rispondo è per gentilezza e se c'è qualcosa di sospetto, strano, preoccupante è semmai questo vostro ingiustificato allarmismo di fronte ad un'azione del tutto normale. E poi, domande del tipo "che uso voglio fare di queste foto" che significato hanno?

Le foto si guardano. Le foto ricordano.

Voglio guardare e ricordare!

Ma perchè vado avanti a rispondere? Cos'è: un terzo grado? L'aula di un tribunale? Se ho fatto qualcosa per cui dovete trattenermi chiamate i carabinieri.

Sarò lieta di consegnare loro le mie foto.

Altrimenti tolgo il disturbo.

Prego, chiamate i carabinieri. Non vedo l’ora!

 

dott. C----:

- Nessuno qui ha mai fatto fotografie.

Perchè le ha fatte?

Lei ha avuto una discussione con il personale.

Poi è uscita ed è rientrata.

E ha scattato delle foto

 

S----:

- Primo: non ho fatto polemiche, non ci sono state discussioni.

Ho solo chiesto un'informazione. Alchè la mia richiesta si è limitata ad un cambio di posizione più adatto allo stato catatonico in cui si trova ora. Soprattutto più dignitoso. E un po’ meno “faticoso”. Ho poi concluso con un: mi fa male vederla così. Visto che siete al corrente dei miei spostamenti, se avete anche una registrazione di quello che ho detto e come l'ho detto, verificate. Altrimenti attrezzatevi così la prossima volta non dovrete chiedermi nulla ma non avrete neanche la possibilità di negare parole e azioni, nè mentire sulle mie affermazioni. Secondo: se nessuno ha mai fatto fotografie qui dentro significa che non si possono fare?

Terzo: vi chiedo di nuovo, anche se la risposta è scontata: è reato fare foto ad un proprio parente? E perchè, ripeto, vi preoccupa tanto?

 

Dott. C---:

- Guardi che quando lei è rientrata, sua nonna era già stata messa in una bella posizione e..

 

S----:

- Chiuso, non ho più niente da dire. Non ho più voglia di rispondere. Non ho più voglia di ascoltare. Avete sedato i pazienti ad agosto. Vi siete scusati (a parole, in privato) e ora mi trattate come una delinquente colta sul fatto quando ancora una volta siete voi a non rispettare uno dei doveri fondamentali dell’uomo: il rispetto della dignità della persona in quanto tale!

 

Dott. C---:

- Di cosa sta parlando... Lei è male informata…

 

S----:

- Avete ragione. Avrete sempre ragione finchè nessuno vi contesta. Ma ricordate: questo terzo grado non gioca a vostro favore. Vi spaventa sapere che ho le foto di una paziente sistemata per ore “in una bella posizione” (parole vostre)? Avete forse il dubbio che quella non sia poi la postura migliore che poteste farle assumere? Avete forse il dubbio che qualcuno, oltre me, non la ritenga tale? Avete paura che abbia ripreso altro che qui dentro non funziona? Avrei potuto farlo senza essere vista ogni volta che volevo (non ci vuole molto, visto che non c’è mai nessuno). E forse domenica scorsa l’ho fatto. Oppure quella prima. Forse… Ma dormite tranquilli. Voi non avete nulla da nascondere. O sbaglio? Soprattutto siete vigili, solerti e attenti. Dove sta il VOSTRO problema? -

 

Esco sbattendo la porta.

Un'altra addetta ai lavori mi sbarra la strada.

Vuole sapere da me cosa è successo.

Le dico di rivolgersi alle sue colleghe dietro di noi.

Io non sono tenuta ad informarla.

Poi mi giro verso di loro e chiedo:

- posso fare un giro per dare un'occhiata all'Istituto, o infrango le regole? –

 

Mi guardano sbalorditi.

 

Si guardano preoccupati.

 

Lo so che lo sanno: le mie foto-ricordo sono altre.

 

Con queste voglio denunciarli all’opinione pubblica.

 

Voglio smuovere la coscienza di qualcuno con quelle cazzo di foto!

 

Mi sono sentita una merda con quella fredda macchina fotografica ad immortalare anziani alla deriva.

 

Sembravo un fotoreporter in cerca di scoop con tanto di pelo sullo stomaco di fronte alla tragedia.

 

Li ho provocati perché chiamassero davvero i carabinieri.

 

Ho sperato che arrivassero chiamati da loro…

 

stupidi ok...

ma non fino a quel punto.

 

Ci ho provato,

ho avuto il coraggio di sperare che provocandoli nel modo giusto…

 

Sì, ok. Sono scema.

Ho sperato ci fosse almeno un cretino totale

che per la rabbia digitasse 113 sulla tastierina del telefono.

 

E s’inculasssero da soli.

 

Niente.

 

La dottoressa si lascia andare a un pianto isterico e mi guarda allontanarmi con la macchina fotografica che potrebbe diventare la sua condanna a morte.

 

Ma non chiama i carabinieri.

 

Anche se il mio comportamento, dal punto di vista legale poteva essere davvero contestato.

 

E chiamali, dai!

 

Gli raccontiamo insieme quello che succede qui dentro.

 

E invece niente…

 

Passo a risalutare la mia amica, ancora accanto alla zia.

 

Passo a riguardare mia nonna.

 

C’è ancora la paziente A. ad assisterla meglio di chiunque.

 

Codice di sicurezza 1234.

 

La porta si apre.

 

Finalmente fuori.

 

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4// 1_2_3_4 SCATTI…buuumbeteee!

07:49 PM, Oct. 4, 2006 .. Posted in Una piccola storia ignobile .. 4 commenti .. Link

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Raggiungo la macchina.

Fumo rabbiosamente un'altra sigaretta.

Mi dirigo a casa.

Prendo la macchina fotografica.

 

Voglio immortalare mia nonna,

voglio immortalarla in quello stato,

tra l'indifferenza del personale

e la dolcezza di un’altra paziente,

voglio il ricordo di due bellissime mani

strette l'una nell'altra

che parlano d'amore.

 

E’ così che decido di rientrare.

 

Munita di macchina fotografica.

 

Verba volant

 

Respira Silvia…

 

E fregatene di chi ti “rincuora” chiamandoti Don Chisciotte,

di chi ti minaccia con il bastone e la carota

informando la mamma o la zia che la figlia/nipote

è una ragazza molto intelligente

ma quello che riporta non è esattamente la verità

bensì una visione distorta della realtà

dovuta ad uno stato emotivo

alterato dalle condizioni della nonna…

 

Respira silvia…

 

E fregatene se domani il sommo vertice della struttura

chiamerà tutti i parenti dai quali - al solito -

riceverai l’ennesimo monito.

 

Il bastone e la carota.

 

Ancora!

 

Qualcuno di loro pretende pure di prendermi per il culo sostenendo:

“hai ragione, è vero, ho visto anch’io. Stai tranquilla. Ci pensiamo noi.

Però tu non dire più niente. Vedrai che sistemiamo tutto” .

 

Vaffanculo!

______________________________________________________

E scusami mamma

se tutte le volte ti faccio litigare con i tuoi fratelli.

E scusami nonna

se tutte le volte che rinuncio è per la mamma.

Sai, la situazione è complicata.

S’innescano meccanismi che vanno al di là di me.

A volte non sopporto che la mamma pianga a causa mia:

faccio guerra ai suoi fratelli, la guerra che lei non riesce a sostenere…

Ed è un circolo vizioso, il classico cane che si morde la coda.

Tu lo sai meglio di me, nonna.

La mamma sembra un caterpillar ma è profondamente debole.

Tra i tuoi figli c’è il “re della foresta” (presunto tale),

c’è l’agnello, c’è il coniglio, c’è lo struzzo e c’è il serpente.

Forse hai ragione: sono presuntuosa.

Li catalogo. Li giudico.

Ma tu come puoi e come potevi vederli.

Come puoi e come potevi pensare

che con tutti i quei figli saresti finita in un ospizio.

Sì, lo so. E’ vero. Hanno la loro famiglia.

Lavorano. Hanno a loro volta dei figli.

Ma io mi chiedo:

perché non dividersi invece la spesa e farti assistere a casa?

Sai, anche qui non è affatto gratis.

Ma io mi chiedo:

se anche si erano illusi che il Grand Hotel fosse diverso,

perché adesso non cercano una soluzione alternativa?

E perché non pensano che domani

potrebbero esserci loro qui dentro?

Ma io continuo a chiedermi:

perché, semplicemente, non mi sostengono

bensì diventano loro stessi i miei nemici?

 

Vaffanculo!

Ho amato ognuno di quegli anziani.

Mi sono seduta accanto a loro.

E spesso, per loro, ho contestato.

Non era solo per mia nonna.

Era per tutti loro.

E domani, per tutti noi.

Perché questa vicenda non è solo la storiaccia di un ospizio come tanti.

E’ una semplice metafora basata su una storia vera.

 

Vaffanculo!

Per tutte le volte che anch’io ho pianto

pur non avendo mai avuto un rapporto idilliaco con mia nonna.

 

Vaffanculo!

Per tutte le volte che mi sono sentita frustrata e impotente.

 

Vaffanculo!

Per tutti coloro che mi chiedono freddamente: - morale? –

 

Vaffanculo!

Per tutte le volte che mi sono cucita la bocca

e ho risposto altrettanto freddamente e ironicamente:

- nessuna morale -

______________________________________________________

 

Ed è così che a forza di  “VAFFANCULO!”

rientro, con la memoria, nella “casa di cura”.

 

Con una macchina fotografica quale arma letale.

 

Ed è così che a forza di “VAFFANCULO!”,

con gli occhi gonfi di lacrime trattenute

e il cuore in preda ad un attacco di tachicardia

rientro nella "LIVING-room" in cui si trova mia nonna.

 

La sua sedia è stata spostata ad angolo rispetto al tavolo.

La distanza sarà, occhio e croce di 50 cm circa.

Sotto ad un braccio c'è ora uno dei due cuscini che aveva dietro alla schiena.

Al momento non è riversa in avanti, ma è solo una condizione temporanea.

La schiena si sta lentamente piegando.

 

Il corpo e la testa

 

 

cercano l'usuale appoggio.

 

 

E lentamente

 

 

lo ritrovano.

 

 

Con la macchina fotografica

sparo i miei proiettili letali.

 

1, 2, 3 scatti

per immortalare la "bella" posizione in cui l’hanno ri-messa

(peggiorando, perché hanno allungato la distanza dal tavolo)

 

E il 4° scatto per quelle bellissime mani

che devono diventare il vostro incubo.

 

 

1234…

 

Come il vostro fottuto codice di sicurezza.

Quello che vi può liberare da questo odore malsano di ipocrisia e freddezza.

Quello che per una casuale e causale legge del contrappasso

potreste un giorno respirare per sempre anche voi che l'avete creato

e noi che vi aiutiamo a mantenerlo in questo stato di fatto.

 

A. è sempre accanto a lei.

Le accarezza la fronte.

Le tiene la mano.

Le sistema il cuscino

 

 

Non riesco più a trattenere le lacrime.

Ne sento il sapore e non riesco neppure ad asciugarle.

Mi avvicino ad una delle macabre finestre senza tende

di questo macabro istituto.

 

Chiudo gli occhi e continuo a singhiozzare.

 

Me ne vado.

 

Scappo.

 

Ho bisogno d'aria.

 

Ho bisogno delle nostre tranquillizzanti apparenze.

Delle nostre ipocrisie.

Del mondo in cui annaspiamo alimentandoci di perbenismo.

 

Ripercorro il corridoio.

 

Mi fermo a salutare un'amica seduta accanto alla zia.

Le spiego brevemente cosa è successo.

Mi rispiega che è così dovunque.

Che anche lei avrebbe voglia di urlare INDIGNAZIONE.

Perchè quello che vedo lo vedono tutti.

 

Ma nulla possiamo fare.

 

E questo ritornello è come un coltello conficcato nella mia carne.

 

A livello del cuore.

 


3// CODICE 1234: I° PIANO. SECONDA PORTA A SINISTRA

10:03 PM, Oct. 2, 2006 .. Posted in Una piccola storia ignobile .. 5 commenti .. Link

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Rimembro ancora…

 

 

13 gennaio 2002: continuo il mio cammino.

In fondo al corridoio, seconda porta a sinistra.

Sono qui, nonna.

 

Come sempre, la trovo legata col suo vincolo alla sedia

(ok…ok: altrimenti cade).

 

Come sempre la sedia è accanto al tavolo che si trova al centro della stanza

(ok...ok: così ci si può appoggiare).

 

Ciao nonna. Mi riconosci?

Oggi non accenna a rispondermi.

Non si muove.

 

Piegata in avanti, con la faccia letteralmente spiaccicata sul tavolo non accenna al minimo movimento.

 

Ripeto la domanda più forte. Niente.

 

Le sollevo la testa.

 

Sul tavolo c'è l'impronta della bocca umida.

 

Gli occhi sono chiusi...è un peso morto...respira.

 

Entro in ansia.

 

Mi guardo intorno.

 

QUALCUNO MI SPIEGHI!

 

Nessuno oltre a me e ai pazienti.

 

Mi si avvicina una dolcissima anziana con un cuscino in mano.

Le solleva la testa e con la tenerezza di una madre le appoggia il viso sul cuscino.

Poi le si siede accanto.

Le prende una mano e comincia a parlarle.

 

Sembra un angelo.

 

E' una delle pazienti.

 

Le dico il nome di mia nonna.

La invito a chiamarla di nuovo.

Ancora. E poi ancora.

 

L'assistente-paziente, ad un certo punto dice:

- P., guarda chi c'è. E' tua nipote. Ti vuole tanto bene. E anch'io te ne voglio. lo sai vero?-

 

Mia nonna apre gli occhi, gira la testa ed emette 2 sillabe: SI.

Poi aggiunge: - Anch'io vi voglio tanto bene –

 

Riabbassa la testa sul tavolo e A., con una cura infinita, si alza e le sistema il cuscino.

Poi si risiede, riprende la sua mano e la tiene stretta nella propria.

 

A questo punto, non so se è più forte la voglia di piangere o di urlare.

Mi guardo di nuovo intorno.

Riguardo le due amiche.

Riguardo in particolare le mani strette l'una nell'altra.

 

Esco dalla stanza.

 

Rabbia e commozione escono dai pori della pelle.

 

Ripercorro il corridoio fino in fondo.

Giro a destra.

No. Non prendo l'ascensore.

Lo oltrepasso e proseguo.

 

Cerco un "addetto ai lavori", qualcuno che abbia timbrato il cartellino.

Vedo la responsabile del reparto che sta chiacchierando (pardon: parlando) con due addette all'assistenza di base.

 

Aspetto che concludano.

 

E lo fanno tranquillamente nonostante (soprattutto per quello) abbiano notato la mia presenza ansiosa.

La guardo fissa negli occhi in attesa di un cenno che mi inviti ad esporre la mia richiesta.

A quel punto chiedo semplicemente come mai mia nonna si trovi in quello stato.

 

Voglio una spiegazione: qualsiasi.

 

Non voglio dubitare su eccessi di sedativi:

lo spiacevole “errore” è stato rilevato recentemente.

 

E’ presto per ripeterlo.

 

In modo alquanto scocciato (per caso non sono ben vista?) mi informano che i problemi vascolari di mia nonna portano a stati di euforia e a stati come quello di oggi.

 

Mi accontento. Ma solo di questo.

 

Chiedo infatti se i suoi problemi vascolari e lo stato attuale giustifichino anche la postura innaturale che è costretta ad assumere ossia il corpo accasciato contro il tavolo e la faccia riversa sul piano di quest'ultimo.

 

Da quanto tempo? Per quanto tempo?

 

La responsabile mi risponde che è appena arrivata e non l'ha ancora vista ma che sicuramente gli addetti ai lavori l'avevano “sistemata” nel modo migliore (ora che ci penso, l’ambiguità del termine “sistemata” mi trova pienamente d’accordo).

Ribatto che preferirei piuttosto vederla coricata in un letto se il suo stato attuale le procura una sonnolenza così profonda da non riuscire a sentire chi la chiama nè tantomeno di stare seduta. Aggiungo che "mi fa male" vederla così e la considero lesa dignità.

 

Chi vuole provare a stare in quel modo anche solo un’ora?

La responsabile del reparto? La fisioterapista? Il medico?

 

Quant’è rilassante, salutare, dignitoso, riposante! Soprattutto se avete un problema vascolare (potreste essere più precisi? Cosa cazzo significa problema vascolare? Oddio! Forse ce l’ho anch’io: non saranno mica quelle odiose venuzze sulle gambe di cui mi vergogno tanto quando metto il costumino nuovo!? Ma allora è una cosa grave.)

 

So che mia nonna ci è stata lasciata intere giornate. E non solo lei.

 

Scusatemi se chiedo informazione, chiarezza e due parole in più per descrivere un problema.

 

E scusate ancora se spesso interrompo le vostre chiacchiere (pardon: i vostri discorsi), per chiedervi di accompagnarla al cesso o di risparmiarle la fatica di accasciarsi su mezzi di fortuna.

 

Scusate se io penso che sia una posizione innaturale.

 

Scusate se mi sono persino chiesta se respirasse e non mi è piaciuto essere stata liquidata con una frase che dice tutto e niente.

 

Scusate se mi permetto di non dare per scontato

che mia nonna dovrà morire.

 

Ritorno nella sua stanza.

 

A. le è sempre amorevolmente accanto.

 

Esco.

 

Ascensore. Piano terra. Prima porta.

 

Altro breve corridoio. Portineria. Seconda porta.

 

Codice di sicurezza 1234.

 

ARIA.

 



2// codice di sicurezza 1234: il corridoio

09:20 PM, Sep. 28, 2006 .. Posted in Una piccola storia ignobile .. 4 commenti .. Link

Attenzione: può essere scontato per chi mastica blog ma la storia che state leggendo acquista un senso solo se viene letta a partire dal post meno recente...con il seguente ordine:
- introduzione al codice 1234 (link)
- alcatraz (link)
- prefazione al codice: rimembro ancora (link)
- 1// codice 1234: digita e accedi (link)
- 2// codice 1234: il corridoio (link)
- 3// I°PIANO.Seconda porta a sinistra (link)
- 4// 1_2_3_4 SCATTI...buuumbeteee (link)
- 5// Avrei voluto uscire... (link)
- 6// EPILOGO (link)
___________________________________________________________

Sulla strada, nella piazzetta sorge il Grand Hotel.

Di fronte, casualmente, è sorta l’Agenzia di pompe funebri.

Annullando la distanza, se mai ce ne fosse stato bisogno, tra la terra e il cielo.

Un bel cartello informa anche su come comportarsi in caso di urgenza…

Spengo la sigaretta.

 

------ PRIMA PORTA. 1234. OK. L’HO APERTA.

Portineria.

- Buongiorno. Anche lei felice di vedermi, suppongo.-

Sono al piano terra.

Qui è meno difficile.

Ma inizio lo stesso ad ansimare.

Vado avanti.

 

-------SECONDA PORTA. OK. OLTREPASSATA.

Respiro profondo. Senso di claustrofobia. Battito accelerato.

Un anziano del primo piano (autosufficienti) mi chiede la solita sigaretta.

Me ne frego del divieto. Tieni. Una sola però. Ti aiuto a respirare.

Respira… Respira….

Qui dentro anche il fumo apre i polmoni senza danni collaterali…

Nasconde la sigaretta. Sorride e mi ringrazia.

Tra poco infrangerà le regole ed è felice.

Gli ho regalato 5 minuti di felicità.

 

---------ASCENSORE.

Faccio in tempo a tornare indietro, se voglio.

No. Stringi i denti Silvia. Sei quasi arrivata. Loro ti aspettano. Hanno voglia di parlare. Qualcuno adesso ricorda anche il tuo nome e ti racconta storie assurde. A volte ti scambiano per la figlia o la nipote o la sorella morta 10 anni prima. Ma la cosa più emozionante è che spesso dopo averti magari insultata ti sorridono e vogliono che tu stia loro accanto, gli stringa la mano ed entri nel loro mondo. Perché non devi semplicemente assecondarli. Devi immergerti e viverlo davvero quel mondo fantastico! E’ lì che smettono di insultarti e sorridendo ti accompagnano. Una volta dentro riesci anche a spiegargli che hanno introdotto l’euro e quando glielo fai vedere lo guardano stupiti come il bimbo che ha scoperto un nuovo gioco ed è curioso. La curiosità che lo aiuta a crescere. Non importa quale filtro userà l'anziano per tradurlo. Gli hai dato uno stimolo nuovo. Ed è felice.

Quindi stringi i denti Silvia.

Questo tipo di emozioni sono il tuo vero codice di sicurezza.

Sono loro ad aiutare te.

 

L’ascensore si ferma. Sono arrivata.

 

------------I° PIANO.

Gira a destra.

Poi di nuovo a sinistra….

 

-------------- PANICO

Percorro quello che mi sembra un interminabile corridoio i cui muri sono "addobbati" di esseri umani legati ad una sedia con quello che viene in gergo definito "il vincolo" (pezze di tela usurata sistemata a mò di mutanda e annodata alla parte inferiore della sedia il cui colore da tempo immemore non riprende l'originario candore).

Niente quadri, niente foto, niente tende alle finestre.

Niente di niente che possa ricordare loro le piccole cose che troviamo nelle case...o nella vita di tutti i giorni. Sedie e poltrone ricordano tempi passati e dove l'usura ha fatto troppi danni si ricorre a rudimentali “rattoppi”.

 

Ogni passo che faccio riecheggia, rimbomba e poi si confonde tra i lamenti e le frasi il più delle volte sconnesse di questi esseri umani parcheggiati contro un muro che sembra animarsi per diventare il loro plotone d'esecuzione.

 

Mi guardano.

 

A mia volta li guardo annaspare nel "nostro mondo".

Li vedo sorridere se gli sorrido.

Vedo una luce di gratitudine nei loro occhi se mi ci fermo accanto a parlare.

E una carezza o un abbraccio crea un alone di amore puro e incondizionato  anche se li incontri per la prima volta.

 

Sono belli. Sono "puliti".

 

Diventano la mia, la nostra, la vostra coscienza.

 

Diventano il plotone d'esecuzione della nostra ipocrisia, della nostra pigrizia, delle nostre paure.

Ci scaraventano con violenza di fronte a noi stessi, se solo ci accorgiamo che esistono.

 

Parenti pochi, a volte nessuno.

Eppure è domenica.

Personale poco.

Di quel poco, potrei contare sulle dita di una mano i minuti di presenza nell'arco dei pomeriggi della domenica (di questo sono diretta testimone. Nel mese di Agosto l'ho verificato per tutti i giorni della settimana. Per tutto l'anno ne ho una testimonianza indiretta: sarebbero pronti a ripeterlo, coloro che oggi confermano, se intentassi una causa?).

Vuoto assoluto.

Passano per la merenda e per il giro del bagno. Oltre questo consueto giro di routine la richiesta di accompagnare in bagno l'anziano che lo richiede una volta in più scatena reazioni del tipo:

"Abbiamo già fatto il nostro dovere! E poi sua nonna è pesante e spesso chiede di andare in bagno anche quando non è vero".

 

Mia nonna (parlo del caso specifico non potendo trattare direttamente di quelli altrui) assume diuretici. Lo stimolo può essere percepito (da chiunque!) e rivelarsi poi un falso stimolo (per chiunque!): resta il fatto che senza condurla al cesso non lo sapremo mai!

Spesso infatti la richiesta successiva è stata quella di doverla cambiare.

Resta il fatto che, torto o ragione dello stimolo, la risposta non deve essere "abbiamo già fatto il nostro dovere" nè tantomeno è correlata alla domanda una ulteriore risposta del tipo "…E poi Sua nonna è pesante" 

(significa che deve andare al cesso una volta in meno?).

 

Anche semplici operatori addetti all'assistenza di base dovrebbero essere addestrati a fornire un minimo di spiegazioni al loro comportamento, con tono educato, ma soprattutto con  frasi logiche, coerenti, razionalmente accettabili, possibilmente legate alla domanda.

 

E per tutte le volte che è caduta (sia di giorno che di notte)?

Si è “svincolata”. O l'hanno fatto inconsapevolmente gli altri pazienti.

 

E il personale dov'era?

 

Li ho visti imboccare i loro assistiti con la stessa umanità con cui si timbra il cartellino.

Li ho visti ripulire il loro viso solo alla fine del pasto, quando il rivolo di brodo, bevande o pappe varie aveva ormai percorso l'intero tragitto dalla bocca al mento, per poi attraversare il collo e venire assorbito dal bavaglio.

 

Bocconi frettolosi. Bocconi troppo grandi.

 

Per ovviare a una mancanza  di cui loro stessi sono vittima, una mancanza che parte dall'organizzazione per cui lavorano: personale ridotto all’estremo, pazientipiùcen'èmeglioè.

 

Gli esseri umani sono semplicemente due voci di bilancio:  COSTO e GUADAGNO.

 

Eppure i pazienti pagano.

Pagano quanto noi siamo disposti a spendere per  il migliore albergo al mare in alta stagione.

La differenza è che loro pagano per sopravvivere.

L'eterna questione è che valore, dignità e morale  non scendono a patti con il dio denaro.

 

Ho visto anche persone che avrebbero voluto fare il loro lavoro spinti da principi che ignorano la rincorsa dello stipendio  a fine mese. Ho capito che avevano voglia di parlare. Ho capito che potevo ottenere informazioni. Ho sperato di trovare alleati.

E il Grande Fratello si è mosso.

Così, da quel momento in poi, trattenevano il loro sorriso al mio arrivo e rivolgevano gli occhi altrove lanciandomi il messaggio “vorrei ma non posso”…

 

Ho visto i pazienti più “rumorosi” ridotte a larve umane a forza di sedativi.

Guarda caso nel mese di Agosto.

Ci sono esami clinici che lo confermano

...oooppss...Pardon:…C’ERANO esami clinici…

 

Eppure ti rispondono scocciati: ”Lei è male informata…”

 

Non ho  tra le mani uno straccio di prova per tutto quello che ho visto.

Spero solo che qualcuno, leggendo ciò che continua  a negare, non riesca a dormire la notte.

 

E che i suoi incubi siano fatti di sguardi di anziani che annaspano nel "nostro mondo" per riempire le sue linde tasche.



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