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4// 1_2_3_4 SCATTI…buuumbeteee!Attenzione: può essere scontato per chi mastica blog ma la storia che state leggendo acquista un senso solo se viene letta a partire dal post meno recente...con il seguente ordine: Raggiungo la macchina. Fumo rabbiosamente un'altra sigaretta. Mi dirigo a casa. Prendo la macchina fotografica.
Voglio immortalare mia nonna, voglio immortalarla in quello stato, tra l'indifferenza del personale e la dolcezza di un’altra paziente, voglio il ricordo di due bellissime mani strette l'una nell'altra che parlano d'amore.
E’ così che decido di rientrare.
Munita di macchina fotografica.
Verba volant…
Respira Silvia…
E fregatene di chi ti “rincuora” chiamandoti Don Chisciotte, di chi ti minaccia con il bastone e la carota informando la mamma o la zia che la figlia/nipote è una ragazza molto intelligente ma quello che riporta non è esattamente la verità bensì una visione distorta della realtà dovuta ad uno stato emotivo alterato dalle condizioni della nonna…
Respira silvia…
E fregatene se domani il sommo vertice della struttura chiamerà tutti i parenti dai quali - al solito - riceverai l’ennesimo monito.
Il bastone e la carota.
Ancora!
Qualcuno di loro pretende pure di prendermi per il culo sostenendo: “hai ragione, è vero, ho visto anch’io. Stai tranquilla. Ci pensiamo noi. Però tu non dire più niente. Vedrai che sistemiamo tutto” .
Vaffanculo! ______________________________________________________ E scusami mamma se tutte le volte ti faccio litigare con i tuoi fratelli. E scusami nonna se tutte le volte che rinuncio è per la mamma. Sai, la situazione è complicata. S’innescano meccanismi che vanno al di là di me. A volte non sopporto che la mamma pianga a causa mia: faccio guerra ai suoi fratelli, la guerra che lei non riesce a sostenere… Ed è un circolo vizioso, il classico cane che si morde la coda. Tu lo sai meglio di me, nonna. La mamma sembra un caterpillar ma è profondamente debole. Tra i tuoi figli c’è il “re della foresta” (presunto tale), c’è l’agnello, c’è il coniglio, c’è lo struzzo e c’è il serpente. Forse hai ragione: sono presuntuosa. Li catalogo. Li giudico. Ma tu come puoi e come potevi vederli. Come puoi e come potevi pensare che con tutti i quei figli saresti finita in un ospizio. Sì, lo so. E’ vero. Hanno la loro famiglia. Lavorano. Hanno a loro volta dei figli. Ma io mi chiedo: perché non dividersi invece la spesa e farti assistere a casa? Sai, anche qui non è affatto gratis. Ma io mi chiedo: se anche si erano illusi che il Grand Hotel fosse diverso, perché adesso non cercano una soluzione alternativa? E perché non pensano che domani potrebbero esserci loro qui dentro? Ma io continuo a chiedermi: perché, semplicemente, non mi sostengono bensì diventano loro stessi i miei nemici?
Vaffanculo! Ho amato ognuno di quegli anziani. Mi sono seduta accanto a loro. E spesso, per loro, ho contestato. Non era solo per mia nonna. Era per tutti loro. E domani, per tutti noi. Perché questa vicenda non è solo la storiaccia di un ospizio come tanti. E’ una semplice metafora basata su una storia vera.
Vaffanculo! Per tutte le volte che anch’io ho pianto pur non avendo mai avuto un rapporto idilliaco con mia nonna.
Vaffanculo! Per tutte le volte che mi sono sentita frustrata e impotente.
Vaffanculo! Per tutti coloro che mi chiedono freddamente: - morale? –
Vaffanculo! Per tutte le volte che mi sono cucita la bocca e ho risposto altrettanto freddamente e ironicamente: - nessuna morale - ______________________________________________________
Ed è così che a forza di “VAFFANCULO!” rientro, con la memoria, nella “casa di cura”.
Con una macchina fotografica quale arma letale.
Ed è così che a forza di “VAFFANCULO!”, con gli occhi gonfi di lacrime trattenute e il cuore in preda ad un attacco di tachicardia rientro nella "LIVING-room" in cui si trova mia nonna.
La sua sedia è stata spostata ad angolo rispetto al tavolo. La distanza sarà, occhio e croce di 50 cm circa. Sotto ad un braccio c'è ora uno dei due cuscini che aveva dietro alla schiena. Al momento non è riversa in avanti, ma è solo una condizione temporanea. La schiena si sta lentamente piegando.
Il corpo e la testa
cercano l'usuale appoggio.
E lentamente
lo ritrovano.
Con la macchina fotografica sparo i miei proiettili letali.
1, 2, 3 scatti per immortalare la "bella" posizione in cui l’hanno ri-messa (peggiorando, perché hanno allungato la distanza dal tavolo)
E il 4° scatto per quelle bellissime mani che devono diventare il vostro incubo.
1234…
Come il vostro fottuto codice di sicurezza. Quello che vi può liberare da questo odore malsano di ipocrisia e freddezza. Quello che per una casuale e causale legge del contrappasso potreste un giorno respirare per sempre anche voi che l'avete creato e noi che vi aiutiamo a mantenerlo in questo stato di fatto.
A. è sempre accanto a lei. Le accarezza la fronte. Le tiene la mano. Le sistema il cuscino
Non riesco più a trattenere le lacrime. Ne sento il sapore e non riesco neppure ad asciugarle. Mi avvicino ad una delle macabre finestre senza tende di questo macabro istituto.
Chiudo gli occhi e continuo a singhiozzare.
Me ne vado.
Scappo.
Ho bisogno d'aria.
Ho bisogno delle nostre tranquillizzanti apparenze. Delle nostre ipocrisie. Del mondo in cui annaspiamo alimentandoci di perbenismo.
Ripercorro il corridoio.
Mi fermo a salutare un'amica seduta accanto alla zia. Le spiego brevemente cosa è successo. Mi rispiega che è così dovunque. Che anche lei avrebbe voglia di urlare INDIGNAZIONE. Perchè quello che vedo lo vedono tutti.
Ma nulla possiamo fare.
E questo ritornello è come un coltello conficcato nella mia carne.
A livello del cuore.
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