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EPILOGOAttenzione: può essere scontato per chi mastica blog ma la storia che state leggendo acquista un senso solo se viene letta a partire dal post meno recente...con il seguente ordine: Chiesi aiuto alla sinistra e alla destra… chiesi aiuto al quotidiano locale (mostrando le foto). Al momento della partecipazione nella sezione dedicata ai “passati a miglior vita” - e qui è il caso di dirlo – si rifiutarono persino di pubblicare il mio ultimo saluto che consisteva nella frase “codice 1234: finalmente fuori…ciao nonna” perché non riuscivano a comprenderne il significato e questo li spaventava.
La sinistra mostrò le mie foto consegnate su cd con alcuni appunti sui momenti salienti e fece presente le mie dichiarazioni in via informale agli amministratori dell’istituto quale sollecito e avvertimento per il futuro. Tentarono di descrivermi come una pazza isterica ma vennero immediatamente smentiti e ripresi dal loro interlocutore (con il quale intrattenevo da anni rapporti professionali).
La destra interrogò il Presidente della Provincia sui presunti malfunzionamenti e comportamenti anomali all’interno dell’Istituto...
Fu così che l’istituto iniziò a “muoversi” …per paura e non per umanità.
Vidi arrivare anche un televisore che era stata una delle mie prime richieste (…”il budget non lo consente..”) e tinteggiarono le pareti.
Ma la prima, vera, ignobile mossa fu un articolo “marketta” (con la K) sul quotidiano locale (copia d’archivio di domenica 13 luglio 2003) in cui decantavano attività di F i s i o k i n e s i t e r a p i a, m u s i c o t e r a p i a, a r t e t e r a p i a, f i s i o m u s i c o t e r a p i a, r i s t o r a z i o n e, l a v a n d e r i a e g u a r d a r o b a all’interno dell’istituto (…!!!????) che – allora, non so adesso – era semplicemente un miraggio.
Seguì la mia risposta nella sezione delle lettere, pubblicata ma tagliuzzata malamente…
Parlai con alcuni familiari che mi raccontarono storie allucinanti ma non avrebbero mai accettato di testimoniare se avessi fatto causa.
Il solito ritornello: qui lo dico e qui lo nego.
Mi raccontarono di G., rinchiuso in bagno perché “disturbava” (ricordo ancora l’urlatore dell’ospizio…era estenuante. Ma la soluzione talvolta adottata dai geniali personaggi in questione non vale neppure il disturbo di un commento). Chi mi descrisse l’episodio dicendo di averli colti sul fatto non mi permise tuttavia di utilizzare le sue dichiarazioni.
Stesso limite imposto dalla nipote di M. che mi confidò di essersi accorta di abuso di narcolettici nei confronti della zia la quale, depositata in ospizio senza problemi di alcun tipo se non quello di non poter essere separata dal marito (non più autosufficiente e quindi “da ricovero”), cominciò a manifestare bava alla bocca, occhi sgranati, tic e tremolii con mancanza di controllo sfinterico dopo 15 gg. dall’ingresso in Istituto. Li diffidò dal continuare con la “terapia” e M. non accusò più i disturbi sopra elencati. La stessa persona mi disse di essere sopraggiunta un giorno a sorpresa ed aver bloccato un’operatrice nell’atto di percuotere M. che si rifiutava di assumere medicinali.
Anche la presunta Arteropatia di mia nonna è una storia a parte che si presenta nel febbraio 2003 e sulla quale non c’è mai stata totale chiarezza e trasparenza. Quando ormai mia nonna era nella fase finale della sua vita, ma ancora VIVA fu spostata in una stanza al piano inferiore, accanto all’obitorio… Il momento per me più allucinante e inverosimile fu vedere che in quella stanza, nel letto accanto a lei non c’era un’anziana signora che continuava a dormire… era proprio morta! D’altronde, anche mia nonna era ormai alla fine… Avranno pensato di aiutarla ad ambientarsi e di aiutare noi a metterci già nell’ordine di idee.
Questa la definirei fine psicologia.
Alta scuola.
Hey, ragazzi: la classe non è acqua.
“Cannavano” un po’ con le previsioni perché mia nonna ci mise circa 15 gg. prima di andarsene e i falsi allarme erano quotidiani però per sicurezza tutto era ormai predisposto per la morte e la compagna di stanza è stato un colpo da maestro.
Anche qui, i commenti si sprecano.
Un dipendente mi raccontò e confermò altre storie compreso l’abuso dei medicinali e la mancanza di fisioterapia per il reparto dei dannati i quali non erano neppure degni di un programma di cura. Mi disse che teneva un diario degli orrori ma si muoveva comprensibilmente a piccoli passi… sperava che io riuscissi nell’intento di smantellare il muro di omertà dei parenti! Non riuscivo nemmeno ad abbattere il muro dei MIEI parenti! L’istituto richiamava e imboniva i miei famigliari, i miei famigliari richiamavano me e pur senza imbonirmi mi costringevano a non andare oltre.
La paura di tutti era doversi accollare il peso di un’anziana ormai malata e non autosufficiente accettando il compromesso con le condizioni in cui si trovava.
La paura di tutti era dover affrontare una causa e nel frattempo non sapere dove posteggiare l’anziana.
La paura di tutti erano le ripercussioni sull’anziana. La paura di tutti obnubilava la vista, la ragione e la coscienza. Lasciandomi sola con le mie paure sulle conseguenze di un’azione che si sarebbe ripercossa forzatamente anche su mia madre, con il peso di una responsabilità per me troppo grande e dispendiosa.
Le minacce arrivavano per via trasversale utilizzando il mezzo migliore.
Io ero una delle nipoti e non avevo potere decisionale che spettava solo ai figli e in particolare al soggetto firmatario. Quale zzzzzzzzanzara avevo infastidito parecchio e volevo tentare la strada del leone a costo di rimetterci ancora tempo, energia e denaro. Ma l’unico, vero, insopportabile rischio sarebbe stato ferire mia madre attraverso l’attacco “bomba” all’Istituto. Perché ogni volta ho preso in mano il cellulare per chiamare il 113 e il 118 di fronte a casi che avrebbero fatto chiudere la struttura seduta stante. Poi indugiavo troppo pensando alle lacrime di mia madre sulla quale i miei zii avrebbero vomitato la loro ignoranza attraverso commenti poco piacevoli sulle azioni “avventate”, “inutili”, “pericolose” della figlia…con le accuse sottili, pungenti e implicite sul fatto di non essere una buona madre.
Poi era il mio turno e quando potevo negavo il mio intervento. - Io che arrivo al Presidente della Provincia muovendo un’interrogazione?. Ma secondo voi!... –
La mia parola contro la loro. Sapevano. Ma non potevano dimostrarlo. Usavo i loro stessi metodi mafiosi. L’allievo superava i maestri. E li spiazzava. Mia madre non mi ha mai ostacolato. Ma non mi ha mai apertamente sostenuta. Stava in silenzio. Piangeva. Poi entrava in depressione. E io mi sentivo in colpa. Volevo aiutare la nonna. Facevo del male alla mamma.
I miei zii tentavano con me diverse strade ora fingendo di assecondarmi, ora lanciandomi messaggi intimidatori sulle conseguenze di una battaglia inutile che si risolveva nelle frasi a loro tanto care e sofferte del tipo
- adesso la tratteranno male o peggio di prima per dispetto! –
(e solo su queste parole potrei scrivere un libro)
- …Lì è e lì deve restare! Ricordalo! –
(e io avrei dovuto comprenderli, partecipare al loro dolore e nello stesso tempo temerli) L’ignoranza continuava a regnare sovrana agevolando i vertici della struttura che continuava così a guadagnare con il minimo impegno e la massima negligenza. Ho odiato e forse odio ancora i miei zii. Ho odiato e forse odio ancora chi mi ha detto “qui lo dico e qui lo nego”. Ho odiato e sicuramente odio ancora i personaggi “cattivi” trattati in questa storia. A volte, forse, odio anche me stessa per non aver saputo fare di più. Ma se devo “catalogarmi” mi inserisco tra…
-------------- le zanzare ------------------
Odiose. Rompicoglioni. Ostinate. Piccole.
Pungono per loro natura. E gli esseri umani, per loro natura, non dovrebbero usare la ragione che li distingue dagli animali… ? …forse… ? …a volte… ? …dipende… ? La ragione è sufficiente? Il mio cane mi sta accanto giorno e notte e difende persino il computer. Neanche il tecnico ci si può avvicinare se prima non tranquillizzo l’”animale” sulle buone intenzioni di costui. E si prende cura di me, a suo modo. Come io mi prendo cura di lui. A mio modo. E cerchiamo di comprenderci trovando un canale di comunicazione che supera l’incognita della diversità. Man mano che ci frequentiamo questo canale si riempie di nuovi elementi. Grazie alla volontà di entrambi. Impariamo ogni giorno dall’altro semplicemente andandogli incontro. Eppure ? l’essere umano ? di fronte ? all’essere umano… ? Eppure… ! “homo sum. Nihil humani a me alienum puto” sentenziava già tempo addietro Terenzio.
ma che vuol dire? ---------------------------
Codice 1 2 3 4.
Siamo noi la domanda e siamo noi la risposta.
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